UTOPIE ABOLITE | Lettura critica di Sonia Catena | 2019

 

In una società decadente l'arte se veritiera deve anch'essa riflettere il declino.

E a meno che non voglia tradire la propria funzione sociale deve mostrare un mondo in grado di cambiare. 

E aiutare a cambiarlo. 

(Ernst Fischer)

 

L’atto creativo è atto politico. Nei lavori di Alex Sala diventano sempre più evidenti pratiche artistiche che riflettono una dimensione politica e rinviano a temi caldi quali immigrazione, moneta unica, libertà, giustizia, Europa e ambiente. Le sue opere diventano un vero e proprio manifesto, frutto di analisi del quotidiano. Sala può apparire un artista scomodo e provocatorio perché mette in costante dubbio le verità assolute per ricercare un'ipotetica libertà interiore; secondo lui - infatti - questo è il ruolo dell'artista nella società contemporanea così come lo è quello dell'arte che deve insinuare perplessità, instillare nuovi punti di vista per allontanarsi dalla visione comune e omologante.  

La retrospettiva "Utopie Abolite" nasce proprio da questa idea, si pone come ipotesi di lavoro e al contempo come critica alle istituzioni. L'utopia è un luogo che non esiste e che non si riesce a raggiungere, nonostante prospetti sempre un orizzonte di speranza e di possibilità in quanto indica una direzione. Per Sala - tuttavia - questa parola appare destinata all'oblio e ciò dà adito a strutture dispotiche che contengono i tratti dei regimi totalitari. Le utopie sono abolite e acquisiscono un'accezione negativa diventando distopie, manifesto di scenari immaginari di un futuro non molto distante da noi. Le opere invero narrano di una realtà prossima alla nostra, quasi un mondo parallelo dove certe azioni e scelte hanno portato però a derive inquietanti. 

 

La mostra prevede due macro letture di lavori eterogenei legati fra loro grazie al sentire dell'artista. Nel primo gruppo di opere, compendio degli ultimi anni, è molto forte la presenza di Alex Sala che compare in prima persona e "ci mette la faccia". Il corpo fotografato qui diventa superficie piatta iscrivibile di segni e portatore di messaggi. Nel secondo gruppo, invece, è assente fisicamente ma restano "visibili" le sue azioni in dialogo a semplici e poveri elementi come cenere, macerie, legno e ferro. Una grammatica essenziale che si spoglia di ogni decoro e temporalità logica e in cui si innescano rapporti tensivi fra questi oggetti che, posti in relazione, raccontano storie fra uomo e natura, vittime e vittimismo, conflitti e liberazioni. Dal titolo di ogni opera: "divisioni; la folla è dispersa; la forma che muore" e ancora "massificazioni; tempo al tempo; alla deriva, mondo carne", solo per citarne alcuni, si comprende come ogni attribuzione, così puntuale, tesse una trama da dipanare. 

Installazioni alla stregua di una poesia ermetica, il linguaggio si denuda, è puro e chiuso, ogni elemento evoca la realtà in cui viviamo in maniera concreta ma al contempo astratta, in quanto ne estrae la forma per strutturare relazioni complesse. L'attualità è trasfigurata attraverso simbologie e azioni essenziali, materiali scabri e accostamenti di oggetti fra loro lontani, l'opera qui non descrive o rappresenta, bensì evoca ed è espressione del proprio io più segreto e profondo. Per Sala non è tanto importante che il messaggio venga immediatamente compreso, quanto è fondamentale, invece, il valore dell’atto artistico capace di suscitare un’analoga esperienza nel pubblico. Nonostante i temi trattati siano universali le opere possono essere, infatti, comprese da coloro che sanno cogliere l'intuizione e i pensieri dell'artista. La visione che si materializza ai nostri occhi è più vigorosa di infiniti dettagli e lunghe spiegazioni e ci arriva come un urlo secco e deciso, saturo di poesia e dolore.