alTERRAzioni | Lettura critica di Sonia Catena | 2019

 

Può darsi infatti che la rugiada scivoli via e rimanga il fiore, ma esso rimarrà soltanto per appassire al sole del mattino o forse sarà il fiore ad avvizzire prima del dissolversi della rugiada, ma, anche così, questa non vedrà sera. 

Kamo no Chomei (1155-1216) Ricordi di un eremo, Marsilio Venezia 1991

 

In  Ricordi di un eremo di Kamo no Chomei il protagonista parla della fine di un mondo attraverso il declino della capitale e indica una possibile via salvifica grazie alla natura. 

Allo stesso modo le opere di alTERRAzioni raccontano una metafora, un concetto con cui Alex Sala costruisce il nostro sguardo e invita al pensiero. L'artista riflette infatti sul rapporto fra uomo e ambiente analizzandone l'intima relazione e considerando la Terra un'estensione del corpo umano, laddove il legame primitivo e simbolico con essa dà luogo a forme di ritualità e trasformazioni. Le mappe stradali di Milano, gli elementi del paesaggio quali cielo e vegetazione, le materie artificiali come cemento e agglomerati di asfalto sono decostruiti e forniscono un repertorio di segni che raccontano la società contemporanea, marcando quei confini in cui la Natura è stata esiliata. L'arte di Sala avanza sempre di più un ruolo sociale attivo, spinto dalla volontà di impegnarsi, denunciare, mostrare e far ragionare su temi attuali.

Nei suoi pellegrinaggi l'artista percorre itinerari naturali e artificiali, raccoglie e assembla materiali incontrati lungo il suo cammino, realizza composizioni che nascono da piccoli elementi e dettagli. L'ambiente naturale assurge ad eremo, a deserto, in cui si annullano i limiti e in cui si ricerca il silenzio per riscoprire la libertà interiore. 

In Calcare n°1, Domus ed Eremo l'uomo modifica volutamente la natura, la controlla e la divora in un abbraccio soffocante. I reperti urbani interferiscono sulle condizioni primarie dell'ambiente e così cieli, foglie, nuvole, mutano in questo corpo a corpo.

In Black Link, l'artista si fa fotografare in posizione fetale, immagine di un piccolo essere umano perduto nel grembo della natura, incorporato nel paesaggio come se fosse la sua casa. La trama, tuttavia, della vita è talmente delicata che se l'equilibrio fra gli elementi è infranto, allora anche l'uomo, parte di questo insieme, ne subisce la trasformazione. Il degrado di un luogo può infatti influenzare, in maniera più o meno marcata, la nostra vita e il nostro benessere psico-fisico, condizionandolo nel comportamento. Nei lavori fotografici Altera Corpo il tema è proprio quello di collegare i cambiamenti del corpo dell'artista a quelli della Terra, poiché quest'ultima incarna la psicologia di colui che vi risiede, ne conferisce l'identità e in qualche modo ne restituisce le cicatrici. Una relazione simbiotica ove tutto ciò che l'uomo sente dentro di sé si proietta nella realtà circostante, e viceversa, ogni alterazione esterna si riflette e cambia la sfera personale. Sala, infatti afferma: "Tutto è collegato e siamo tutti collegati ad ogni manifestazione della realtà e della vita."

Si delinea una narrazione fatta di macerie: del mondo e di noi, in cui i nostri stili di vita, votati al consumo di beni preziosi e naturali, ci hanno allontanato da una libera evoluzione. Un declino disumano che diventa per l'artista un rito di passaggio: si azzera tutto per ripartire, si elimina la propria identità per ricostruirla.