Anatomia del mattatoio sociale | Lettura critica di Giada Wood | 2015

"Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo!" (Tyler Durden, Fight Club)

Ci sono mattine, in cui prima che tutto cominci… Anzi no, ci sono sere, in cui prima che tutto finisca, a sipario appena abbassato, appena tolto il dovere, tolto il dare, tolto l'avere, guardi di te cosa rimane. Cosa rimane?

E' l'anatomia di una disillusione che Alex Sala porta in scena nel suo "Mattatoio Sociale", immortalando ogni momento della dissezione in cui il congruo, l'ordinario condizionato viene sopito.

E quindi: cosa rimane?

L'arcaico arcano, il segreto che segna ogni inizio. Come? Attraverso le membra, umane ovviamente, il legno, per Alex indispensabile viatico, talismano di purezza concreta e il sangue si, da cui origina ogni spinta, costruzione e disfatta, come matrice di ogni opera umana. Opere che Alex snocciola come una cartomante in un "tiro" buono, senza intenzione né pretesa perché così è il rito di passaggio e l'arcano che lo descrive. Poetico, grottesco a volte, spesso bruciato, fatto a pezzi, ma sempre fortemente amato.

In questo viaggio non a caso "Personale", Alex svuota in Sala (gioco di parole da cui è impossibile esimersi) tutto se stesso, mostrando ogni incanto reciso, ognuno dei nove tagli operati per iniziarsi alla creatività vivente, staccandosi definitivamente dalla spuria tirannide della vigente allucinazione sociale. Percorso che culminerà in performance, quale decima opera appunto per nulla togliere al compimento, attraverso il rito verace de "Nel mio Sangue".

"Un attimo di luce interiore potrebbe deformare ogni cosa", scrive Alex in "Poesia Alimentare". Ecco a voi quindi, la chiave che aprirà le porte di questo taumaturgico percorso intitolato: Anatomia del Mattatoio Sociale.