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COLPI DI GRAZIA (atto 1) Freedom Peace Justice | Lettura critica di Sonia Catena | 2021

 

Frustate brucianti sulla schiena, le immagini scorrono veloci, taglienti come coltelli percuotono il corpo di Alex Sala. Sono colpi di grazia inflitti a un corpo inerme e incapace di difendersi, simbolo qui delle ferite inferte alla popolazione europea. Questi frammenti visivi sono tracce di storia, dettagli che l'artista ha dapprima selezionato e isolato per "ricucirli" insieme, in un secondo momento, in un racconto storico, un dialogo serrato fra passato e presente. Le visioni delle due guerre mondiali si intrecciano a ritagli della storia presente, quella dell'emergenza sanitaria che stiamo ancora vivendo, proprio in questo attimo. Se eliminiamo il contesto e gli elementi superflui ci rendiamo conto che emerge con forza la figura dell'essere umano: donne, bambini e uomini. Isolando tali figure dal flusso narrativo comprendiamo come le persone siano sempre al centro della storia e con un destino comune, quello di attraversare i periodi storici senza lasciare un segno visibile del loro passaggio. A tal proposito Alex Sala afferma: "Le nostre esistenze trascorrono più come una sorta di osservazione del presente. Non credo che gli uomini facciano la storia, la vivono senza accorgersene, più o meno in uno stato di inconsapevolezza dovuta da una serie di azioni ripetitive che hanno quasi sempre la tendenza ad emulare i predecessori oppure a superarli, ma anche questa è una illusione dell’ego".

 

Freedom Peace Justice è il primo atto di un trittico performativo progettato durante l'emergenza sanitaria e che riflette su ciò che siamo diventati in questo ultimo anno. Un'azione performativa quella di Alex Sala che rientra a pieno titolo nelle pratiche artistiche come attivismo politico e il cui messaggio si fa sociale oltre che estetico ed eidetico. Le sue performance sono sempre prese di posizione, Sala non resta a guardare e attraverso la sua personale flagellazione contemporanea tenta di sollevare domande, critiche e rovesciare il presente. Limitazioni della libertà, manipolazioni, discriminazioni, diritti umani violati sono i principali temi della sua poetica artistica e che invitano ad andare oltre l'aspetto artistico e visivo per "sentire" e partecipare attivamente alla sua azione. 

L'artivismo di Alex Sala si è riacceso e il tema iconografico della flagellazione del Cristo, diventa il pretesto per raccontare anche la figura di Gesù come uomo fra gli uomini. Per l'artista Cristo rappresenta infatti colui che è punito dalla società per aver tentato di liberare il popolo dalla tirannia facendo leva su principi di libertà interiore e forza spirituale. Lo stesso Sala dichiara: "Ho preso come riferimento la sua storia che racconta appunto di un ribelle che tentava di risvegliare la coscienza delle persone attraverso predicazioni ed azioni."

 

Il primo atto della performance si compie davanti ai nostri occhi, un'unità drammatica di un testo narrativo ancora in fieri. E poi vi sono le pause tra un atto e l'altro, momenti di riposo per il performer e per noi, e che consentono una riflessione: chi siamo diventati? Chi diventeremo come individui e come società? Queste le domande che ci lascia l'artista.